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gigia
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Registrato: 13/07/07 19:29
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Nel teorizzare la rottura epocale tra società postmoderne e moderne, Baudrillard dichiarò la ‘fine dell’economia politica’ e di un’era in cui la produzione era stata la forma organizzatrice della società. D’accordo con Marx, Baudrillard sosteneva che questa epoca moderna fosse stata l’era del capitalismo e della borghesia, in cui i lavoratori erano stati sfruttati dal capitale e avevano posseduto la forza rivoluzionaria del sollevamento sociale. Baudrillard dichiarò la fine dell’economia politica e, quindi, la fine della problematica marxista e della modernità stessa:



“La fine del lavoro. La fine della produzione. La fine dell’economia politica. La fine della dialettica significante/significato che facilita l’accumulo di conoscenza e di significato, del sintagma lineare del discorso cumulativo. E, nello stesso tempo, la fine dello scambio valore/uso che è la sola cosa che rende possibili l’accumulo e la produzione sociale. La fine della dimensione lineare del discorso. La fine della dimensione lineare dei beni. La fine dell’era classica del segno. La fine dell’era della produzione”.



Il discorso ‘della fine’ significa che egli sta annunciando una rottura postmoderna nella storia. In questo momento, per Baudrillard, le persone sono in una nuova era di simulazione in cui la riproduzione sociale (l’elaborazione delle informazioni, la comunicazione e via dicendo) sostituisce la produzione in quanto forma organizzatrice della società. In questa epoca, il lavoro non è più una forza di produzione, ma è esso stesso un “segno tra i tanti”. Il lavoro non è primariamente produttivo in questa situazione, ma è un segno della posizione sociale di una persona, del suo modo di vivere e del suo modo di sottomissione. Anche gli stipendi non hanno più nessuna relazione con il lavoro di un individuo e con ciò che uno produce, ma sono collegati alla posizione che uno occupa all’interno del sistema. Tuttavia, in maniera decisiva, l’economia politica non è più la base, il determinante sociale, o addirittura la ‘realtà’ strutturale in cui altri fenomeni possono essere interpretati e spiegati. Piuttosto, le persone vivono in una ‘iperrealtà’ di simulazioni in cui le immagini e l’attività dei segni sostituiscono i concetti di produzione e di conflitto di classe in quanto elementi chiave delle società contemporanee.

Da questo punto in poi, il capitale e l’economia politica scompaiono dalla storia di Baudrillard, o ritornano in forme completamente nuove. I segni e i codici proliferano e producono altri segni in cicli senza fine. Quindi, la tecnologia sostituisce il capitale in questa storia e la semiurgia (interpretata da Baudrillard come la proliferazione di immagini, informazioni e segni) prende il posto della produzione.



da http://www.filosofico.net/baudrillard.htm

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... quando sapremo a che punto è la notte?

terlit
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spike
Granny Weatherwax

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E' vero, le cose da un po' esistono solo in quanto segno...
pero' nel mondo "occidentale" e basta, mi verrebbe da dire... o forse questo e' un fenomeno mondiale, ovvero tu diresti che sempre segni sono, anche se declinati in modi diversi, la varie non-notizie che bombardano tutti anche nei luoghi apparentemente piu' sperduti? O siamo "noi" (anche questo filosofo) che riduciamo tutto alle nostre modalita?

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gigia
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Registrato: 13/07/07 19:29
Messaggi: 4416

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spike ha scritto:
E' vero, le cose da un po' esistono solo in quanto segno...
pero' nel mondo "occidentale" e basta, mi verrebbe da dire... o forse questo e' un fenomeno mondiale, ovvero tu diresti che sempre segni sono, anche se declinati in modi diversi, la varie non-notizie che bombardano tutti anche nei luoghi apparentemente piu' sperduti? O siamo "noi" (anche questo filosofo) che riduciamo tutto alle nostre modalita?


credo che sia un discorso squisitamente legato alle economie capitalistiche, e ad un tipo di implosione del tutto occidentale...
inoltre, io andrei anche oltre il discorso di Baudrillard, affermando che quel reale che lui vede frammentato, assunto a segno, privo di corrispondenza biunivoca con il significante, che non lo "legge" più ma lo interpreta, lo crea... quel reale torna, a volte, quasi irrompendo... io non ho ancora smesso di credere che esista, questo reale, ma che semplicemente siano deboli i modi in cui lo leggiamo, ci vorrebbero parole nuove...
Quando ci fu la guerra in Bosnia, ricordo che B. scrisse un articolo in cui parlava dei bombardamenti visti in televisione, effettivamente i primi ad essere così spettacolarizzati, indicandoli come segnale del fatto che la realtà ormai esiste solo in quanto veicolata dai mass media. Gli rispose una lettrice, semplicemente indicandogli il fatto che lei quei bombardamenti li aveva vissuti, le bombe le aveva viste, ne aveva toccato con mano la distruzione... a pochi chilometri di distanza dalla sua parigi.
Ecco, credo che il problema sia questo, noi che implodiamo in un sistema di segni, e persone che, vicino o lontano da noi, vivono il peso travolgente della realtà...
oppure, senza andare troppo lontano, pensa ai discorsi dei politici, al modo in cui vengono riportati dai mass media, al giro ballerino di parole slegate da un contesto che pare non sussistere, mentre il precario, la casalinga, lo studente vivono il reale come "resto", in tutta la sua gravità...
occorre stanarlo, guardarlo, esserne sbigottiti, farsene stupire, e poi magari ripartire da lì...

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terlit
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remicio
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su questo sono abbastanza d'accordo
la caduta delle torri dispiace per i morti, ma credo che un buon 70% dell'umanità sogna di vedere gli Usa ridottti come la Germania nel '45
l'arroganza genera soltanto servi o nemici, se qualcuno la può ammirare è solo per stupidità e/o ignoranza

Citazione:
“Poiché era questa superpotenza intollerabile [gli Stati Uniti] che aveva originato sia la violenza che si sta diffondendo in tutto il mondo e l’immaginazione terrorista che (senza che ne siamo consci) è presente in ognuno di noi. Che il mondo intero senza eccezione alcuna ha sognato questo evento, che nessuno ha potuto fare a meno di sognare la distruzione di un’egemonia così potente – questo fatto è inaccettabile per la coscienza morale dell’Occidente. Cionondimeno, è un fatto, un fatto che si oppone alla violenza emotiva di tutta la retorica che cospira per nasconderlo. In fin dei conti, sono loro che l’hanno fatto, ma noi che lo speravamo”.

Baudrillard si difese dalle accuse secondo le quali tali riflessioni costituivano un anti-americanismo virulento o una legittimizzazione del terrorismo dichiarando:

“non elogio gli attacchi assassini – sarebbe da idioti. Il terrorismo non è una forma contemporanea di rivoluzione contro l’oppressione e il capitalismo. Nessuna ideologia, nessuna lotta per un obiettivo, neppure il fondamentalismo islamico, possono spiegarlo. […] Non ho glorificato niente, non ho accusato nessuno, non ho giustificato nulla. Non si dovrebbe confondere il messaggero con il suo messaggio. Io ho cercato di analizzare il processo attraverso il quale l’illimitata espansione della globalizzazione crea le condizioni per la propria distruzione”.

Infatti, Baudrillard fu anche l’autore di alcune riflessioni provocatrici sulla globalizzazione.

Ne La violenza del Globale, distinse tra il globale e l’universale, associando la globalizzazione alla tecnologia, al mercato, al turismo e all’informazione, in opposizione all’identificazione dell’universale con “i diritti umani, la libertà, la cultura e la democrazia.” Mentre “la globalizzazione sembra essere irreversibile, […] è probabile che l’universalizzazione sia sulla via del tramonto”. Altrove, egli scrisse:

“l’idea di libertà, un’idea recente, sta già svanendo dalle menti e dalle usanze, e la globalizzazione liberale sta prendendo una forma totalmente opposta – indicativa di una globalizzazione da stato-poliziotto, di un controllo totale, di un terrore basato su misure volte al mantenimento dell’ordine pubblico. La deregolamentazione si risolve in un valore massimo di obblighi e restrizioni, simile a quelli della società fondamentalista”.

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io ti queliero, e stai zitto con le mani (avv. miezzeca)
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gigia
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Registrato: 13/07/07 19:29
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gigia ha scritto:

Ecco, credo che il problema sia questo, noi che implodiamo in un sistema di segni, e persone che, vicino o lontano da noi, vivono il peso travolgente della realtà...



... alla fine, è arrivata anche da noi

(scusate l'autocitazione)

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terlit
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