Elementi, concetti e termini
Attraverso questo piccolo glossario “in crescita”, troverete qui i concetti base che useremo in questo sito, parlando di evoluzione, innovazione e organizzazione. Termini e concetti verranno descritti anche alla luce dell’utilizzo che possono acquisire all’interno di un framework strategico per l’innovazione organizzativa.
Evoluzione
In questo sito, utilizziamo la teoria neodarwiniana, aggiornata alle linee di ricerca più moderne. Nella teoria originale di Darwin e Wallace del 1858, poi divulgata nell’Origine delle Specie di Darwin l’anno seguente, i cambiamenti dei viventi sono spiegati dall’affermarsi di alcune varianti su altre tramite selezione naturale. Quindi, si tratta di un fenomeno di alterazione probabilistica nel numero di discendenti dei singoli individui nel corso di molte generazioni. Una variante che contribuisce a dare all’individuo un vantaggio a lasciare più discendenti, in un dato tempo e in un dato contesto, ha una probabilità maggiore di affermazione sulle varianti alternative. La teoria originale venne poi aggiornata nel XX secolo, con correzioni e grandi ampliamenti, nella Sintesi Moderna, che comprende la spiegazione di come le varianti si producono e di come vengono ereditate. A partire dalla seconda metà del secolo scorso, grazie all’accumulo multidisciplinare delle singole ricerche sulla storia delle forme viventi e dei loro ambienti, la Sintesi Moderna viene corretta e ampliata a sua volta. Il gradualismo proposto da Darwin nel 1858 viene integrato (e quindi corretto) dagli “equilibri punteggiati”, si riconosce l’influenza diretta dell’ambiente sull’individuo tramite l’epigenetica, si studiano pattern popolazionistici come i “colli di bottiglia”, si considera l’impatto delle variazioni sullo sviluppo individuale (evo-devo), si introduce il fenomeno della deriva genetica.
Oggi l’evoluzione dispone di un framework estremamente articolato e di una enorme biblioteca documentale dei cambiamenti della terra e delle sue forme di vita. Ciò nonostante, o forse proprio per questo motivo, i continui progressi nelle ricerche, i progressi nelle discipline coinvolte e l’apporto di strumenti via via sempre più perfezionati, continuano a integrare e aggiornare anche il quadro metodologico e ad alimentare una vivace discussione interna all’evoluzionismo.
Il cambiamento nel tempo è un campo vastissimo e alcuni pattern generali sono applicabili anche nello studio dell’organizzazione, di come cambia in relazione al contesto e del modo in cui determinate innovazioni si affermano o vengono abbandonate. Nell’utilizzare l’evoluzione come integrazione metodologica e le storie dei viventi come case study, vanno tuttavia sottolineate le grandi differenze tra i cambiamenti biologici e culturali, principalmente il fatto che i secondi sono spesso integrati da scelte coscienti e possono orientarsi in una direzione specifica con una strategia ragionata.
Adattabilità
Nell’evoluzione l’adattamento è il risultato dei cambiamenti in una popolazione vivente in relazione alle pressioni dell’ambiente e alle dinamiche interne ai gruppi. Esso quindi si misura in uno specifico contesto temporale e spaziale, come una nicchia ecosistemica, e quello che risulta “adatto” in un dato contesto può non esserlo affatto in un altro momento oppure in un ambiente diverso.
L’adattabilità è di conseguenza la capacità potenziale di cambiare se stessi in base all’evoluzione del proprio contesto e di ottenere un risultato positivo ed è un dato che viene letto ex post, con il senno di poi.
Nell'evoluzione biologica l'adattamento è un fenomeno cieco e privo di intenzionalità, mentre le attività umane possono mettere in atto delle strategie proattive, mirate a rendere una organizzazione facilmente adattabile. Per cui, in questi contesti, l’adattabilità può essere ricercata scientemente attraverso modelli flessibili e fluidi, un pluralismo degli skill e una attività di ricerca e sviluppo che ragioni attivamente sulle variabili di contesto a più livelli, trasformando l’adattabilità da risultato contingente a strategia specifica
Vincolo
Nella biologia evoluzionistica il vincolo è inteso il più delle volte come un fattore limitante che ti indirizza in una data direzione, non tanto come un ostacolo insormontabile che ti blocca il cammino. In questo sito parliamo di cambiamento, di traiettorie possibili, ragioniamo sul ventaglio del possibile in relazione ai contesti in cui siamo immersi e quindi troverete spesso il concetto di "vincolo strutturale" quando ci riferiamo a un insieme pregresso, come la morfologia generale di una forma di vita oppure le fondamenta di una organizzazione umana, che non si possono o non si vogliono azzerare per ripartire da zero. Il vincolo strutturale che come specie viviamo più intensamente è quello che ha veicolato il nostro tipo di locomozione bipede, a partire da circa 6-7 milioni di anni fa. Alcuni animali bipedi sono molto efficienti, raggiungono velocità per noi impossibili e non espongono frontalmente gli organi più delicati ai predatori: pensate allo struzzo e al velociraptor. Quando il nostro ramo filogenetico si è separato da quello dello scimpanzé e del bonobo, si è imposto un bipedismo molto imperfetto, che ha facilitato le nostre incursioni in spazi aperti.
Se immaginiamo, col senno di poi, un modo ingegneristico per camminare e correre negli spazi che inframmezzavano le aree boschive (e che parecchio più tardi sarebbero diventate la savana) il nostro pensiero va al lupo, alla zebra, al leopardo. Se invece aggiungiamo il requisito del bipedismo, con degli arti superiori utilizzabili, il velociraptor che abbiamo visto o di cui abbiamo letto tanto negli ultimi anni, anche grazie a Jurassic Park, presenta una struttura ideale. Se l'evoluzione fosse stata un ingegnere, in grado di ridisegnare da zero la nostra struttura, e non un artigiano pasticcione che si arrangia con quello che ha sottomano, noi probabilmente avremmo quella forma lì. La struttura pregressa da grande scimmia del Miocene ha rappresentato un "vincolo strutturale" e ha tolto dal tavolo sia l'opzione zebra che quella velociraptor. Anche nelle attività umane dobbiamo tener conto dei vincoli strutturali. Se vuoi aggiungere un piano a un palazzo, hai vincoli di forma e peso che ti obbligano a procedere in alcune direzioni e non in altre, perché altrimenti dovresti buttare giù tutto e ricominciare dalle fondamenta.
I vincoli più deboli sono quelli che non restringono necessariamente il ventaglio delle possibilità ma ci rendono più semplici, più veloci, più economiche, più attrattive alcune delle opzioni possibili e quindi non impongono specifiche direzioni ma ci influenzano. Queste spinte sono quelle che producono maggiore varietà di soluzioni, perché sono più legate al contesto spaziale e temporale e perché sono risultanti di intrecci spesso molto ingarbugliati di fattori contingenti. Un esempio è la tastiera "QWERTY" che nasce per un vincolo meccanico, come un modo ingegneristico di disporre le lettere al fine di evitare che i martelletti si incastrino nel digitare le parole inglesi più frequenti. Questo modello si è affermato presto come standard, nonostante i sistemi concorrenti. Venuto meno il vincolo meccanico, con le macchine da scrivere più evolute e poi con le tastiere dei computer, tuttavia questo modello è rimasto dominante nonostante la presenza di alternative più razionali (come quella Dvorak). Il motivo della persistenza del sistema "QWERTY" è un vincolo organizzativo: si è costruita nel tempo organizzazione e cultura, tra le scuole di dattilografia e la memorizzazione delle sequenze per la battitura intuitiva, sul "QWERTY" e questo fatto rende controproducente e costoso spingere per l'affermazione di una tastiera che oggi sarebbe sulla carta più funzionale.
L'evoluzionista Stephen Jay Gould dedicò uno dei suoi splendidi saggi all'affermazione della tastiera "QWERTY". Potete trovarlo nella raccolta "Il pollice del panda. Riflessioni sulla storia naturale e sull'evoluzione" (Edizione italiana: Il Saggiatore, Milano).
Neotenia
La “neotenia” è una dinamica classica dell’evoluzione biologica, che consiste nel cambiamento dei ritmi di sviluppo e che allunga la fase infantile dell’individuo, talvolta estendendo alla vita adulta le caratteristiche giovanili. Le grandi scimmie, uomo compreso, mostrano di per sé un certo grado di neotenia, che si vede subito dalle maggiori dimensioni della testa rispetto al corpo e dall’infanzia più lunga rispetto agli altri primati; il nostro ramo, gli Hominini, è quello in cui la neotenia è più spinta, fino alla nostra specie che la eleva a forma d’arte. O meglio a fattore chiave nello sviluppo delle relazioni sociali che ci caratterizzano.
Telmo Pievani dice spesso che “siamo scimmie bambine”: gran parte delle nostre caratteristiche sociali sono improntate al gioco e all’apprendimento continuo, grazie a un cervello non solo grande ma che alla nascita deve ancora svilupparsi molto e che quindi è estremamente flessibile. Il vantaggio della neotenia è situazionale: una specie neotenica, che partorisce cuccioli molto immaturi, deve investire molti anni in una cura parentale estremamente impegnativa e questo investimento funziona soltanto in determinate circostanze ambientali e di organizzazione sociale.
Nella nostra storia evolutiva, ci deve essere stata una forte spinta alla neotenia con l’affermarsi del bipedismo, già nella sua forma facoltativa attorno ai 6 milioni di anni fa: la riduzione del canale del parto, connessa al cambiamento della morfologia del bacino, ha probabilmente costituito una forte pressione selettiva per partorire figli più “immaturi” e questo ha aumentato inevitabilmente tanto la durata dell’infanzia quanto la coesione sociale necessaria per cure parentali prolungate. Nel tempo, nella maggior parte dei rami del genere Homo si sono accentuate queste tendenze a un’infanzia lunga, in un gioco di compromessi oscillanti tra la grandezza della testa, il canale del parto e le cure parentali con cui sopperire all’immaturità dei neonati, ma anche al costo energetico di un cervello grande, alle opportunità che si aprivano con una socialità più sofisticata e flessibile.
In ambito organizzativo e sociale, la nostra neotenia è una modalità estremamente costosa in termini d’investimento, nell’ottica di una scelta sulla qualità piuttosto che sulla quantità che privilegia l’acquisizione di modelli socioculturali complessi. Essa costituisce quindi un vincolo forte sia in termini biologici sia organizzativi che ha effetti di retroazione, per cui ha una tendenza a rafforzare se stessa.
Una volta che si afferma un’infanzia prolungata con un cervello che si sviluppa per la maggior parte dopo la nascita, essa diventa una nicchia organizzativa tutta da esplorare, in cui sono possibili percorsi evoluzionistici prima impensabili: l’educazione, lo sviluppo tecnologico, la narrazione, la mappatura del territorio, la trasmissione strutturata d’informazioni e competenze. Questo insieme biologico e culturale intrecciato diventa precocemente e poi rimane un fattore chiave nella storia di Homo.
Cooptazione funzionale (exaptation)
Una variante biologica già affermata e divenuta parte integrante di una funzione, o anche del tutto priva di funzioni, può essere cooptata e assumere una funzione nuova, in connessione con nuove varianti o in un nuovo contesto. Questa dinamica, già presente in abbozzo nella teorizzazione di Darwin e descritta più approfonditamente da Stephen Jay Gould ed Elisabeth Vrba nel 1982, è molto importante per spiegare gli stadi incipienti, ad esempio l'inizio dell'evoluzione di un'ala, e aiuta a concepire l'evoluzione come un rimescolamento continuo e spesso arrangiato di caratteri nuovi e vecchi che acquistano un senso nelle loro interrelazioni e in base alla contingenza storica che ne determina l'affermazione.
La cooptazione funzionale è forse la parte del darwinismo più facile da comprendere da uno sguardo esterno. Viviamo in un mondo in cui l'exaptation tecnologica, linguistica e artistica è continua. Prendiamo un poema epico antico come l'Odissea, nata come sistema per tramandare i nomi degli eroi, probabilmente anche per rafforzare una identità, e ne facciamo un film hollywoodiano di intrattenimento, "evolvendolo" in direzione del gusto moderno del pubblico quel poco che basta. Abbiamo imparato a risparmiare tempo e denaro progettando prodotti e servizi modulari, che si incastrano in modi diversi e che hanno una enorme potenzialità esattativa. Prendiamo un farmaco per il cuore che fallisce il test clinico e lo utilizziamo come rimedio per le disfunzioni erettili.
Il recupero e il riuso sono parte integrante della nostra cultura e della nostra organizzazione da sempre e in fondo è molto confortante prendere atto che l'evoluzione biologica e culturale, in queste dinamiche, procedono parallelamente.